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Il quartiere Traiano a Fuorigrotta  è un ghetto. Un posto dove lo Stato non viene riconosciuto.

Nato ancor prima di Scampia, e non godendo della sua pubblicità,  e’ separato da ogni regola,  con la propra lingua e la propria morale anti-Stato, sviluppatasi attraverso la nascita di organizzazioni criminali e mafiose (camorra) che ne controllano minuziosamente il territorio.

Che  lo Stato tenti tuttavia di presidiare ogni tanto lo sventurato quartiere, si rivela un’operazione molto difficile!

Se poi, tra gli agenti delle forze dell’ordine (sembra un eufemismo) c’è un ragazzo di soli ventidue anni, diventa pressoché impraticabile.

In questi quartieri di Napoli, ma anche di Palermo e di Reggio Calabria, il morto è sempre dietro l’angolo! …e se è per opera dello Stato, si apre il cielo e l’inferno lo ingoia.

Il giovane carabiniere (forse troppo giovane) che ha sparato l’altra sera  dopo un inseguimento,  verso un motorino superaffollato di pregiudicati, tra cui un minorenne che ci ha lasciato la vita,  lo ha fatto solo per senso del dovere e forse nemmeno voleva farlo.

Lo so anch’io fin da bambino, che se forzi un posto di blocco, quella è l’unica occasione qui da noi, in cui ti possono sparare!

E’ evidente che in questi quartieri spesso gli inseguimenti e le sparatorie,  quasi mai sono ad opera dello Stato come lo conosciamo noi,  ma di quello che conoscono loro:  uno stato a parte della malavita! …e tutto ciò che accade al fuori di quello stato, è il nemico.

In queste ore a Napoli,  invettive, cortei, scoppi, rivoluzioni,  incendi e annunci verbali di una violenza ripugnante e inaudita, contro lo Stato vero e verso le forze dell’ordine.

Le  grosse e rubiconde donne del quartiere, appaiono ad ogni vicolo come gigantesche nuvole di tempesta, Erinni punitrici nelle tragedie greche, avvolgendo come furie ogni cosa che passa. Fatto salvo il dolore straziante di una madre che perde il figlio, a cui siamo accoratamente vicini.

E le vittime sono due: il ragazzo e il carabiniere.

Gerardo De Martino, movimento5stelle.

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”…il carabiniere che ha sparato “è la sola e unica vittima di quanto è accaduto”. Una “vittima del suo senso del dovere e del fatto di essere chiamato a operare in una realtà schifosa, la cui mentalità delinquenziale e la inclinazione a vivere violando ogni regola possibile è la normalità”. Il magistrato dice di conoscere bene quel territorio, di “conoscere a fondo la sua delinquenza camorrista, e quanto radicata e profonda sia l’arroganza del suo potere”. Luigi Bobbio , magistrato.

 

 

2 Comments

  • 17 gennaio 2017

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