GOVERNO:  VOTO ANCHE TEST PER GOVERNO, QUOTA 330 PER RISPOSTA A COLLE

 

”si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere” Giovanni Falcone

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L’abominevole trattativa Stato-Mafia, il fronteggiarsi tra due stati che spesso nella competizione si mescolano e non ne possiamo riconoscere le differenze, pare aver avuto un momento atteso e tuttavia sorprendente: Giorgio Napolitano è chiamato a deporre.

Dopo aver prolungato il suo mandato oltre ogni limite e aver ostacolato incondizionatamente il corso della Giustizia per molto tempo e aver ordinato la distruzione di tutti i file delle intercettazioni a lui riferite, finalmente siederà davanti ai giudici di Palermo.

Tra gli anni ’80 e ’90 l’Italia divenne terra di stragi ad opera di cosche siciliane che spavaldamente sfidavano lo Stato con l’assunzione di comportamenti efferati sui civili (bombe) sulla giustizia (assassini di magistrati) e sulla politica. La cosiddetta Falange Armata

Per inginocchiare l’intero paese al fine di portare la politica dalla propria parte e di ottenerne benefici personali, la Mafia arrivò a pensare di avvelenare le merendine nei supermercati e di disseminare siringhe infette sulle spiagge di Rimini… ma poi, qualche mente un po’ più ‘affinata’, suggerì di colpire il patrimonio artistico e monumentale scagliandosi contro  Roma Milano e Firenze, e così fu.

L’oscura trattativa di Totò Riina con lo Stato, si spargeva con l’invio di papelli contenenti richieste in dialetto siciliano, suffragate dalle bombe a cui lo Stato soccombeva.

I giudici Falcone e Borsellino si opposero ferocemente a questa trattativa e, non protetti adeguatamente, furono uccisi
Dopo la morte del marito,  Agnese Borsellino rivelò le parole del magistrato durante una passeggiata sul lungomare di Carini. Disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere.

Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, rispettivamente il Presidente della Repubblica Italiana oggi e il Ministro degli Interni ieri, sono  chiamati a deporre.  I capi mafia in carcere  lanciano l’ultima sfida chiedendo di assistere alle deposizioni.

A noi sembra di assistere ad una farsa giunta all’ultimo atto.  Ma sarà veramente l’ultimo?   Al festival di Venezia 2014 ”La Trattativa” film fuori concorso di Sabina Guzzanti.           Gerardo De Martino movimento 5 stelle Toscana

in questo video la moglie di Totò Riina commenta la richiesta del marito:

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