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Malavita Italiana e Africana, Isis e Boko Haram (l’educazione occidentale è peccato ma le prostitute nigeriane in occidente no!) movimenti clandestini ispirati all’islam fondamentalista e quant’altri fanatici shariisti attirano uomini e donne nei barconi della morte all’attacco dell’Europa. Migliaia di persone derubate  aggredite e soggiogate dal malaffare avallato dai paesi di accoglienza.   Tra questi molti ‘fratelli’ o affiliati agli stessi gruppi terroristici  sbarcano per rimpolpare moschee e  organizzare attacchi all’Occidente, e per aggregare nuove leve. La politica disonesta dell’Italia e dell’Europa ricorre a un’ipocrita interpretazione della democrazia per coartare i cittadini ad accoglierli. Ulla Passarelli movimento 5 stelle Toscana

 

 

Una delle tante storie…

Questa è la storia di un ragazzo marocchino di 24 anni, che chiameremo Jusseff (nome di fantasia). E’ uno dei tanti ragazzi immigrati che hanno sfidato la sorte. La sua storia ha inizio qualche anno fa, quando un’amica di sua madre bussa alla porta della sua casa di Casablanca. Vuole lasciare con loro il figlioletto di 6 anni per un anno intero, in cambio di 100 euro al mese, mentre lei sarebbe partita per l’Italia in cerca di un lavoro. Il bambino rimane in casa per oltre 2 anni, e Jusseff che aveva voglia di emigrare ne approfitta per chiedere alla donna di aiutarlo a raggiungere l’Italia e non avrebbe più dovuto versare le cento euro. La proposta è accettata e al ragazzo viene presentata una donna libanese che ama Casablanca.   In cambio di qualche giorno di ospitalità,  la donna gli propone di partire per la Libia da cui successivamente raggiungerà l’Italia.  Volo per Tripoli  pagato e soggiorno a casa della donna. Il giovane parte. Arrivato all’aeroporto di Tripoli,  una schiera di tassisti comincia a offrirgli il viaggio fino a Zwara, da cui partono i barconi per l’ Italia. Ma lui è diretto alla villa della donna, dove rimane a bocca aperta per lo sfarzo e le ricchezze esibite.  Si gode il lusso per due settimane senza poter mettere il naso fuori di casa. Un giorno la donna gli da duecento euro e gli dice di nasconderli che l’indomani notte sarebbe partito per l’Italia. Vengono a prenderlo con automobili lussuose. Assieme alla donna ci sono anche dei poliziotti libici vestiti in borghese e nel tragitto si fermano più volte e prelevano altra gente dalle abitazioni fino a  comporre un gruppo di  persone tra cui marocchini, egiziani, sudanesi e di altre nazioni africane. È chiara  l’origine di tanta ricchezza: chi ha davanti è una vera e propria organizzazione criminale in cui operano le stesse forze armate libiche.  Il gruppo si trova davanti a un peschereccio lungo circa tre metri. Devono starci tutti senza discutere: ” se non sali, ti sparo” dice un poliziotto con la mano sulla fondina. Uno dei criminali sale con loro si assicura che siano partiti e dopo 50 metri si tuffa in mare e a nuoto torna a riva.  Non c’è nessun modo per orientarsi, l’unica indicazione è ”sempre a dritto”. Sul barcone non spazio nemmeno per muovere un piede, ci sono barrette dolci da mangiare e bottiglie d’acqua. Nessuno parla.  La barca è guidata da un algerino che si nutre unicamente di droga e ogni tanto s’addormenta. A circa un’ora da Lampedusa vedono lontanissimo un grosso peschereccio con a bordo  pescatori italiani che avvisano le autorità.  Arriva la nave della Marina, dove ricevono la prima assistenza. Qualcuno ha bisogno della maschera d’ossigeno, altri sono morti. Dopo qualche giorno a Lampedusa vengono tutti trasferiti a Crotone, in un centro d’accoglienza dove trascorrono due settimane. Ricevono un buono di Trenitalia  di 30 euro e vengono poi accompagnati alla stazione ferroviaria. Ognuno da quel momento è libero di andare dove vuole.  Da quel momento lo stato italiano li autorizza ad essere clandestini e chi  vuole può approvvigionarsi di oggetti nelle topaie della malavita, da vendere o fingere di vendere in cambio di soldi.  Jusseff aveva trovato dei canali anche per questo, ma non volle approfittarne. Ci sono poi altre strade che si possono seguire, come per esempio, per i mussulmani, l’ospitalità di famiglie  arabe che ti permettono di vivere e sistemarti secondo la tua tradizione di mangiare il tuo cibo e di frequentare luoghi di culto come le moschee, e non sei obbligato ad integrarti né ad imparare bene la lingua. Jusseff  ha dei parenti in Italia del nord e viaggia verso la loro città. Trova un lavoro, poi una casa e vive ‘tranquillamente’ da clandestino, conosciuto dalle autorità che lo tengono d’occhio ma non gli chiedono i documenti. Cambia molti lavori e molte città. Oggi ha un figlio ed è disoccupato. Mangia alla Caritas e vive con i buoni dei servizi sociali. Non ha ancora potuto regolarizzare il suo permesso. (fonte giornale di Bergamo)

Jusseff sembra un ragazzo non pericoloso finora. Questo invece, figlio di mussulmani ”integrati” adesso è in Siria con l’isis.

www.gerardodemartino.com

 

 

 

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