Le inchieste della Procura sulle Cascine portano il Comune di Firenze sul banco degli imputati

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A Firenze c’è un unico parco pubblico fruibile ed è quello storico e protetto delle Cascine

Le Cascine venivano utilizzate dai Medici come riserva di caccia e allevamento di  bovini. Solo verso la fine del ‘700, sotto i Lorena,  furono assolte a Parco Pubblico, ma solo  in qualche occasione, e vennero ulteriormente arricchite di alberi,  oggi secolari,  e di arredi architettonici.

Nella seconda metà dell’800 il Parco fu acquisito dal Comune di Firenze e da allora ha inizio il suo lento ma inesorabile declino.

Larghe aree furono trasformate in impianti sportivi e nel corso degli anni, fino ad oggi, diverse colate di cemento ne hanno ridotto l’estensione.

Ultima gigantesca costruzione: il Teatro dell’Opera, costato circa 300 milioni di euro alla città di Firenze,  sotto Matteo Renzi.

Passeggiando lungo la strada asfaltata che solca l’intero Parco  e passando davanti alla Palazzina Reale sede della Facoltà di Agraria,  incontriamo il  grande prato del Quercione,  così chiamato per la presenza al suo interno di una grande Querce,  ovviamente abbattuta e ripiantata secondo la prassi della ”manutenzione” del verde pubblico adottata dal Comune di Firenze,  noteremo come l’antico filare dei Grandi Platani ottocenteschi,  di fronte alla  Fontana delle Boccacce,  sia stato sistematicamente decimato mediante potature capestri e abbattimenti abusivi.

La risposta del Comune si arrampica sulla presenza di una presunta malattia mortale dei Platani. La risposta della Regione Toscana è la stessa. Intanto siamo ancora in attesa dei risultati del SFR, qualora ci fossero!

Presunta! Pensate se questo principio fosse applicato alla medicina umana! Sarebbe il trionfo delle pompe funebri!

C’erano rimaste le ceppaie dei Platani, grandi come una Smart! Le hanno divelte tutte, l’anno scorso, a ferragosto!  Delitto perfetto!!  Nessuno ricorda cosa c’era al posto di quei buchi dove,  forse,  compariranno nuovi arbustelli di platano.

Nessuno interviene, a nessuno importa!

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Dagli atti della Procura di Firenze anno 2015

  • Ditte troppo amiche e manutenzione scarsa
  • Gare artificiosamente frazionate
  • Affidamenti diretti
  • Ditte più uguali delle altre
  • Abbattimenti di alberi in zone soggette a vincoli paesaggistici e storico ambientali senza la autorizzazione della soprintendenza
  • Violazione sistematica della legge

…che dal ’92 impone ai Comuni di piantare un albero per ogni nuovo nato: se fosse stata attuata, oggi Firenze avrebbe circa 34 mila alberi in più.

L’inchiesta sulla manutenzione del verde pubblico a Firenze fotografa una situazione per nulla confortante sulla corretta gestione dei circa 80 mila alberi della città. Sette dirigenti e funzionari del Comune sono indagati dal Pm Gianni Tei per turbativa d’asta, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, falso, abuso d’ufficio, danneggiamento del patrimonio arboreo della città.

Gli INDAGATI SONO:

  • Pietro Rubellini, al vertice della direzione ambiente
  • Stefano Cerchiarini, responsabile del servizio Qualità del Verde
  • Franco Salvini
  • Cecilia Cantini
  • Gianluigi Mazzei
  • Ciro Degli Innocenti, responsabili della Gestione del Verde rispettivamente nei quartieri 1, 2, 3 e 4
  • Niccolò Casini, capo dell’ufficio tutela alberature sud

Tutti e sette hanno recentemente ricevuto un invito a presentarsi per rispondere alle contestazioni. Secondo le ipotesi di accusa della Procura, i sette dipendenti comunali non hanno mai adottato un provvedimento complessivo in materia di manutenzione ordinaria degli alberi e non hanno mai indetto una gara per affidare stabilmente tale servizio.

Sebbene la gestione del verde pubblico rientri da sempre fra le ordinarie competenze di una qualunque amministrazione comunale, a Firenze – sostiene la Procura – «non risulta essere stata predisposta, bandita ed espletata alcuna gara con orizzonte pluriennale per la manutenzione ordinaria dell’intero patrimonio arboreo… in modo tale da permettere una programmata e predeterminata attività manutentiva».

Al contrario, gli uffici hanno «disposto sistematicamente procedure di cottimo fiduciario e affidamento diretto… così turbando le relative gare»

In particolare, stando ai risultati delle indagini, fra il 2011 e il 2014 i lavori a tutela del verde e del patrimonio arboreo sono stati assegnati per 49 volte non attraverso gare ma mediante affidamento diretto o cottimo fiduciario o applicando la disciplina dei contratti sotto soglia comunitaria.

In 13 casi se li è aggiudicati la ditta Acer Giardini di Simone e Sandro Acciai -di Pontassieve- La Procura contesta agli indagati di essere ricorsi «sistematicamente in via ordinaria alle procedere di trattativa diretta, che invece dovrebbero essere per legge «eccezionali nei presupposti e marginali nella quantità rispetto alle procedure aperte e concorrenziali ad evidenza pubblica », che di regola dovrebbero favorire le aziende migliori per qualità del servizio ed economicità delle offerte.

Secondo la Procura, in diversi casi sono state artificiosamente frazionate le gare o altrettanto artificiosamente è stata dichiarata la «somma urgenza», come nel caso della rimozione in via Caracciolo di tronchi e rami dal Mugnone dopo precedenti lavori di abbattimento e potatura, o della messa in sicurezza di alberi compromessi dalla nevicata del 17 dicembre 2010 (ma l’affidamento dei lavori avviene tre mesi più tardi e gran parte della spesa non ha riguardato la messa in sicurezza degli alberi ma il ripristino di un prato), o della pulizia delle scarpate del viadotto dell’Indiano.

Numerosi gli affidamenti per la messa in sicurezza degli alberi lungo i percorsi dei mondiali di ciclismo del settembre 2013. In un paio di casi la Acer Giardini risulta aver accettato i lavori prima della stesura del verbale di somma urgenza.

Per questi motivi la Procura ipotizza, oltre alla turbativa d’asta, anche i reati di falso e abuso d’ufficio, contestando agli indagati di aver favorito alcune ditte a scapito di quelle non invitate alle gare.

Il terzo gruppo di contestazioni riguarda gli abbattimenti di alberi in aree soggette a vincolo paesaggistico e storico ambientale, senza il permesso della soprintendenza che è imposto per legge e che il Comune stesso richiede ai cittadini per il taglio di alberi in aree private soggette a tutela.

Secondo la Procura, senza autorizzazione sono stati tagliati numerosi alberi nei viali di circonvallazione, nei viali dei Colli, in viale Torricelli, alle Cascine e in piazza della Vittoria. Molti degli alberi abbattuti non sono stati sostituiti. In questo modo – accusa il Pm – è stato danneggiato il patrimonio arboreo della città.

Tanto più che Firenze ha ignorato la legge Rutelli del ’92 e la più recente legge 10 del 2013 sullo sviluppo degli spazi verdi urbani, in base alle quali in città si sarebbero dovuti piantare per ogni bambino nato o adottato non meno di 34 mila alberi, di cui almeno 7.000 fra il 2011 e il 2014.

Secondo le accuse, in diversi casi sono state artificiosamente frazionate le gare e dichiarata la “somma urgenza”
Le CEPPE sono dappertutto, dai viali alle Cascine.

Il Comune ci mette anni a rimuoverle perchè sono rifiuti speciali, i costi sono elevatissimi. E poi sempre meglio di un vuoto
La STRAGE In piazza della Vittoria, dove c’è il liceo Dante, quando Renzi faceva il ginnasio negli anni ‘90 c’erano 90 pini, oggi siamo a 50 piante

Franca Selvatici
10 luglio 2015

Questo in foto, era il Viale Torricelli a Firenze, prima e dopo l’abbattimento, degli storici Pini, commissionato dal Comune di Firenze.

Viale Torricelli PrimaPini Viale Torricelli

I danni di questa amministrazione al patrimonio arboreo e alla salute pubblica, direttamente collegata alla desertificazione della città, con l’aumento del traffico automobilistico dovuto agli eterni cantieri esposti della costosissima, quanto inutile, tramvia e di conseguenza all’aumento dello smog in città, sono vistosi e gravissimi, oltre agli ingenti reati contabili e alle gravi irregolarità in bilancio mai sanati #AmministrazioneRenzi

Ulla Passarelli

www.gerardodemartinom5s.it

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